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Come utilizzare le feci di salamandra per valutare la biodiversità locale

Sul terreno, quando si rovescia una pietra piatta nella foresta umida e si trova un piccolo cilindro nero di pochi millimetri, si…

Biologiste de terrain collectant des crottes de salamandre au bord d'un ruisseau en forêt tempérée pour évaluer la biodiversité locale
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Sul campo, quando si ribalta una pietra piatta in una foresta umida e si trova un piccolo cilindro nero di pochi millimetri, non si pensa necessariamente a uno strumento di inventario. Le feci della salamandra maculata contengono però una miniera di informazioni sugli invertebrati presenti nell’ambiente e, per estensione, sulla salute globale dell’ecosistema.

Dieta della salamandra e analisi delle feci

La salamandra maculata è un predatore opportunista. Consuma ciò che trova a portata di mano: vermi, porcellini di terra, piccoli coleotteri, lumache, ragni, collemboli. Questa assenza di specializzazione la rende un campionatore naturale della fauna del suolo.

Quando si raccolgono le sue feci, si recuperano frammenti non digeriti (elytri, mandibole, setole di vermi) e, soprattutto, DNA residuo delle prede ingerite. Consultando delle foto delle feci di salamandra, si impara a distinguere queste deiezioni da altre feci di anfibi o micromammiferi, il che è il primo passo prima di qualsiasi raccolta seria.

Ogni feces riflette le interazioni trofiche reali del microhabitat. Un sito forestale dove le feci contengono una decina di tassoni di invertebrati diversi non racconta la stessa storia di un sito dove si trovano solo frammenti di lumache. La diversità dei resti delle prede funziona come un indicatore della ricchezza in invertebrati del suolo.

Metabarcoding delle feci: protocollo sul campo e limiti

L’analisi più fine si basa sul metabarcoding, una tecnica di identificazione genetica delle prede a partire dal DNA estratto dalle feci. Lavori condotti in particolare al Senckenberg Naturmuseum di Dresda su altri vertebrati (tartarughe reintrodotte nelle zone umide del Reno superiore) hanno dimostrato la pertinenza di questo approccio: si prelevano le feci, si estrae il DNA e poi si confronta la diversità delle prede rilevate con la biodiversità globale dell’ambiente misurata tramite DNA ambientale.

Primo piano macro su feci di salamandra su una foglia umida in foresta, rivelando frammenti di prede per l'analisi della biodiversità

Trasposto alle salamandre, questo quadro metodologico è direttamente applicabile. La salamandra, attiva di notte e limitata a un perimetro ristretto, fornisce una panoramica molto localizzata della fauna invertebrata. Si ottiene così una “fotografia trofica” del sito, complementare ai rilievi classici (trappole a fossa, setacciamento della lettiera).

Passaggi concreti per la raccolta

  • Individuare i microhabitat favorevoli: pietre piatte, ceppi in decomposizione, muretti in pietra secca ai margini della foresta. Le feci si trovano spesso nelle immediate vicinanze dei rifugi diurni.
  • Raccogliere con guanti in nitrile e un tampone sterile in un tubo asciutto. Evitare qualsiasi contatto con il suolo nudo per non contaminare il campione con DNA esterno.
  • Etichettare ogni tubo con le coordinate GPS, la data e il tipo di microhabitat. Conservare al freddo (cooler da campo) e trasferire nel congelatore nelle ore successive.
  • Per un’analisi morfologica semplice (senza laboratorio), esaminare i frammenti al microscopio binoculare e tentare di identificare le grandi categorie di prede: coleotteri, isopodi, oligocheti, gasteropodi.

I risultati variano sulla qualità dei risultati in analisi morfologica sola: alcuni frammenti sono molto degradati e difficili da attribuire. Il metabarcoding rimane nettamente più affidabile per redigere un inventario completo delle prede.

Incrociare i dati fecali con il DNA ambientale del suolo

Il principale interesse di questo metodo emerge quando si incrociano due set di dati. Da un lato, le feci forniscono informazioni su ciò che la salamandra mangia effettivamente. Dall’altro, un prelievo di DNA ambientale (eDNA) nel suolo o nell’acqua dello stesso sito fornisce un inventario più ampio della biodiversità presente, inclusi gli organismi che la salamandra non consuma.

Il confronto tra prede consumate e biodiversità disponibile rivela il grado di specializzazione o opportunismo della salamandra in un dato sito. Un marcato scostamento può segnalare un recente impoverimento dell’ambiente: la salamandra si limita a un numero ridotto di prede perché le altre sono scomparse.

Questo accoppiamento feci/eDNA è stato validato nell’ambito del progetto del Senckenberg sulle tartarughe del Reno superiore. I ricercatori misurano lì l’impatto trofico della specie reintrodotta sulla biodiversità locale. Nulla impedisce tecnicamente di replicare questo approccio su popolazioni di salamandre in foreste temperate.

Cosa questa metodologia rileva meglio rispetto agli inventari classici

Le trappole a fossa o il setacciamento della lettiera catturano bene gli invertebrati mobili in superficie. Ma sottovalutano le specie scavatrici o quelle attive solo di notte, precisamente le prede preferite della salamandra. Le feci completano gli inventari classici catturando la frazione notturna e sotterranea della fauna del suolo.

Scienziato in laboratorio che analizza campioni di feci di salamandra al microscopio per studiare la biodiversità locale

Salamandra come bioindicatore locale: interpretare i risultati

Sul campo, si cerca raramente un risultato assoluto. Si confrontano siti tra loro o lo stesso sito in due periodi diversi. Una parcella forestale dove le feci di salamandra rivelano regolarmente più di una decina di tassoni di prede distinti presenta probabilmente un suolo in migliore salute rispetto a una parcella vicina dove se ne rilevano solo tre o quattro.

La salamandra maculata si muove solo su alcune decine di metri attorno al suo rifugio. Questa sedentarietà è un vantaggio: fornisce una lettura iper-locale, a livello di una parcella o di un pendio. Dove un inventario eDNA di corsi d’acqua cattura segnali diluiti su centinaia di metri, la feci di salamandra ancorano l’informazione a un punto preciso.

  • Un sito ricco di prede varie (coleotteri, aracnidi, isopodi, gasteropodi, oligocheti) suggerisce un suolo forestale poco perturbato, con una lettiera spessa e un’umidità stabile.
  • Una predominanza schiacciante di un solo tassone (lumache, ad esempio) può indicare un disequilibrio, spesso legato all’uso di pesticidi ai margini agricoli o a un progressivo prosciugamento.
  • L’assenza totale di salamandre in un sito precedentemente occupato costituisce di per sé un forte segnale di allerta sulla degradazione dell’ambiente.

La presenza della salamandra e la diversità della sua dieta funzionano come un doppio indicatore: l’animale segnala che l’ambiente rimane abitabile per gli anfibi, e le sue feci dettagliano lo stato della catena trofica sotterranea. Per i naturalisti o i gestori di spazi naturali che cercano uno strumento complementare ai protocolli standardizzati, è una pista concreta, poco costosa in termini di materiale, e applicabile già alla prossima uscita notturna in foresta umida.

Come utilizzare le feci di salamandra per valutare la biodiversità locale